Recupero rifiuti

Una concreta attività di “recupero” di rifiuti, presuppone un solido “ragionamento verde” a tutela dell’ambiente e diretto alla valorizzazione della “materia recuperata”…

Servizio di recupero rifiuti

La nostra realtà aziendale opera da anni nel settore del “recupero” della materia, trasformandola e plasmandola, secondo standards di efficienza e regole ferree del settore ambientale, fino ad arrivare a generare le cd MPS, ovvero Materie Prime Secondarie.
Preferiamo, dunque, considerare i cd “rifiuti” come un prezioso elemento da cui estrarre ogni potenzialità utile all’intero sistema ambiente, per come considerato dal nostro ordinamento.

A parer nostro, solo un serio e collaudato “pensiero e ragionamento verde” diretto alla tutela del bene ambiente, può consentire di rendere concretamente efficiente il cd “recupero della materia prima di natura secondaria” (cioè, una materia che torna alla vita utile per la seconda volta!!!).

Questo del resto è lo spirito della normativa nazionale regolatrice del nostro settore di riferimento, la quale affonda le proprie radici già nei primi anni ’90.
Ricordiamo, brevemente, che le disposizioni delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggi, sono state attuate in Italia con l’emanazione del D.lgs. n. 22/1997 che prevedeva, al suo art. 2, come i rifiuti dovessero essere recuperati senza usare procedimenti o metodi che potessero recare pregiudizio all’ambiente.
Ed ancora, l’articolo 4 stabiliva che, ai fini di una corretta gestione dei rifiuti, le Autorità competenti dovessero favorire la riduzione del cd. Smaltimento finale attraverso:

  • il reimpiego ed il riciclaggio;
  • le altre forme di recupero per ottenere materie prime dai rifiuti;
  • l’adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni d’appalto che prevedano l’impiego di materiale recuperato dai rifiuti al fine di favorirne il mercato;
  • l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibili o come altro mezzo per produrre energia.

Pertanto, già negli anni ’90, si dava inizio al nutrito scambio di opinioni rispetto ai concetti di riutilizzo, riciclaggio o recupero di materia prima.
Le ormai famose regole delle 3 R, le quali si presentavano – e tutt’oggi si presentano – come le principali forme di recupero da privilegiare.
Inoltre, si iniziava già ad intravedere la contrapposizione tra i due eterni rivali, “recupero” vs “smaltimento”, in una perpetua lotta ad oggi ancora non terminata.

Dunque, continuando con un po’ di storia…

Il D.lgs. n. 22/1997 riportava nell’allegato A il precedente Catalogo Europeo dei Rifiuti (cd CER) e nell’allegato D si predisponeva l’elenco dei cd rifiuti pericolosi, secondo il paragrafo 4 della direttiva 91/689/CEE, e a sua volta la classificazione dei rifiuti nasceva secondo l’origine, distinguendo tra rifiuti urbani (RSU) e rifiuti speciali (RSS), e secondo le caratteristiche di pericolosità, ponendo discrimine tra “rifiuti pericolosi” e “rifiuti non pericolosi”.
Le linee erano dunque tracciate…

Verso la fine degli anni ’90, interveniva, dopo anni di quiescenza parlamentare, il DM del 5 febbraio 1998 contenete l’individuazione dei cd “rifiuti non pericolosi”, da sottoporre alle cd procedure semplificate di recupero, ai sensi degli artt. 31 e 33 del D.lgs. 22/97 e successive modiche e integrazioni.
Si regolamentavano, quindi, prima i presupposti delle procedure semplificate, quale deroga legislativa all’autorizzazione “ordinaria” prevista per l’esercizio di una attività di recupero di rifiuti.

Il decreto del ’98 prevedeva, quali principi generali, “le attività, i procedimenti e i metodi di recupero di ogni singola tipologia di rifiuto”, nel rispetto delle norme vigenti in materia di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, stabiliva le procedure semplificate da applicare esclusivamente alle operazioni di recupero specificate, ed elencava i rifiuti “non pericolosi” interessati da tali procedure e individuati dai rispettivi codici CER descritti negli allegati.
Si prediligeva la specifica descrizione per la cd messa in riserva dei rifiuti “non pericolosi”, la quale doveva, e tutt’ora deve essere condotta in modo che i rifiuti siano stoccati separatamente dalle materie prime eventualmente presenti nell’impianto.
Si prevedevano altresì disposizioni relative al campionamento ed analisi, proprio ai fini della classificazione e caratterizzazione dei rifiuti.
Inoltre, si statuiva che i cd test di cessione, ove previsti, dovevano essere effettuati secondo la metodica riportata in allegato 3; dunque, i valori limite dei parametri dell’eluato dovevano essere conformi a quelli previsti nella tabella del citato allegato.

La totale riscrittura dell’assetto normativo entrava in vigore con l’avvento del cd T.U. Ambiente, ovvero il D.lgs. n. 152/2006 contenente un testo unico coordinato con l’intera legislazione ambientale di riferimento (con l’esclusione dei cd “rifiuti radio-attivi” disciplinati dal D.Lgs. n. 230/1995 e ss.mm.ii. e classificati recentemente con D.M. del 7 agosto 2015, e dei “rifiuti di origine sanitaria” disciplinati dal DPR n. 254/2003, e dalla L. n. 179/2002).

Le attività di recupero dei rifiuti possono, ad oggi, essere così suddivise:

  • attività di recupero di materia
  • attività di recupero di energia

A sua volta, e secondo la natura merceologica del rifiuto, il recupero della materia comprende diverse tipologie e attività di recupero. Classificazione delle attività di recupero dei rifiuti, elenco delle operazioni R dell’allegato C alla parte IV del D.Lgs. n. 152/06, da R1 a R13.

Ad oggi, le procedure semplificate rappresentano, per come dicevamo, una deroga all’esercizio di una attività di recupero di rifiuti in via “ordinaria”. Sostituiscono esclusivamente l’autorizzazione all’esercizio di una attività, prevista in via ordinaria dagli artt. 208-209-210-211 del D.Lgs. n. 152/2006. Le prescrizioni e le modalità operative ed i requisiti necessari per operare sono “ancora” fissati dagli standards ministeriali contenuti nel DM 05.02.1998 per i rifiuti non pericolosi, e nel DM 161 del 12.06.2002 per i rifiuti pericolosi.

Ci piace sottolineare come la nostra azienda sia leader nell’attività di “recupero dei rifiuti non pericolosi” di diversa natura, spaziando dal trattamento diretto al recupero, anche per produzione di MPS, di materiali comunque considerati “nobili” rispetto alla loro composizione materiale.
Lavoriamo nel recupero di materiali storicamente deputati al riciclo, ovvero carta e cartone, plastica recuperabile e vetro, nonché nel recupero dei metalli di diversa composizione, acciaio, ferro, leghe ferrose, rame, ottone etc.


Eppure la nostra forza motrice risiede nella dedicata attenzione ai rifiuti di natura elettronica e dei loro componenti, ovvero i cd RAEE, rispetto ai quali la nostra realtà aziendale detiene sul mercato di riferimento una solida posizione imprenditoriale di enorme rilevanza, tale da abbracciare l’intero territorio nazionale.
Il recupero della materia prima derivante da tale tipologia di rifiuto è di notevole importanza, in quanto un corretto trattamento in forma di recupero di siffatti “rifiuti” non solo genera produzione di MPS di crescente livello, bensì riduce il cd impatto ambientale del trattamento di tali rifiuti, tipologie di beni dismessi che oggi risultano tali, ma che nel continuo mercato tecnologico sono in costante evoluzione e produzione.

Basti pensare alle pregiate componenti delle nuove auto elettriche, “non più” di futura generazione!!!!

Pertanto, se possedete “rifiuti cd RAEE” da dover destinare a recupero, scegliete la nostra realtà…
Non solo renderete pregio al recupero di infinite materie classificate “nobili”, ma conferirete apporto concreto al nostro principale “carburante” tecnico-ecologico,

il “Ragionamento Verde”…