Recupero MPS

La valorizzazione della materia origina dal rispetto dei cd “rifiuti”,
in quanto dai processi di trattamento degli stessi si genera quel valore intrinseco naturale: la materia prima secondaria…

Servizio di recupero MPS

L’Arcometal ha strutturato, al suo interno, una produzione di MPS (materie prime secondarie) in considerazione del giusto concetto di “attività di recupero”. I rifiuti non a caso vengono definiti “risorse”, sia sotto il profilo energetico che sotto il profilo di produzione di materia prima, definita secondaria per il solo fatto di possedere caratteristiche non proprie della materia di estrazione primaria. Del resto, la sua origine prevede l’esistenza, a monte, di un primo utilizzo per produzione di oggetti e di un secondario utilizzo come generazione di ulteriore utilità produttiva.

Nella sostanza, il minor impatto ambientale, grazie alla generazione e produzione di materia prima secondaria, risiede in due profili nettamente distinti ma interamente compatibili ed interscambiabili tra loro:

“in prima battuta, la produzione di MPS induce ad una minor stratificazione della quantità di rifiuti e quindi riduce l’impatto sull’eco-sistema, sotto altro profilo, l’utilizzo di MPS; nei diversi cicli produttivi, riduce lo sfruttamento delle materie prime e quindi lo sfruttamento stesso del medesimo eco-sistema”

La nostra azienda, dunque, punta decisamente verso la maggior produzione possibile di MPS nel proprio ciclo produttivo, in modo tale da valorizzare a monte il cd “rifiuto” stesso e la sua qualificazione in termini di materia utile alla cd economia circolare. Difatti, creare quel circolo virtuoso di utilizzo della materia prima secondaria prodotta da possibili rifiuti, quali metalli ferrosi, rame, acciaio, RAEE e altre tipologie di rifiuti quali carta e cartone, vetro, plastica, sicuramente determina un incremento della consapevolezza, nella componente cittadina, dell’enorme importanza del materiale costituente i cd rifiuti.

Analizziamo il valore delle cd MPS

Abbiamo detto, quindi, che le materie prime seconde ben possono identificarsi nei cd sfridi di lavorazione, ovvero in quei materiali derivati dal recupero e/o dal riciclaggio dei rifiuti. Gli scarti, poi, della lavorazione di una industria siderurgica, quali MPS genericamente intese, possono essere direttamente rifusi e/o riutilizzati per ottenere materia prima oggetto di possibile lavorazione.

In questi casi, il ciclo produttivo svolge, dunque, al suo interno il cd riciclo virtuoso e/o economia produttiva circolare interna e di produzione.

Altro modo, che per noi risulta di enorme pregio, è quello di ottenere queste materie prime seconde tramite le attività di recupero dei cd rifiuti. Da taluni materiali vengono, per l’appunto, recuperate materie prime seconde (MPS) da ampissimo tempo, mentre per altre tipologie di rifiuti il recupero delle materie prime seconde risulta più recente. Difatti, l‘attuale tecnologia ha fatto passi da gigante in merito alla loro effettiva recuperabilità (e non si pensi solo in relazione alla fattività della cd raccolta differenziata dei rifiuti RSU, in quanto un maggior indice di recuperabilità si ottiene quando il rifiuto da RSU diventa RSS, ovvero quando nasce già quale RSS).

In tema di MPS, ciò che riecheggia è la normativa di settore.

Le MPS è vero che rimangono espressamente escluse dal regime dei rifiuti, sia che derivino da attività di recupero (secondo i decreti – DM 5.2.1998, DM 161/2002, DM 269/2005) sia che vengano individuate a mezzo dei criteri e delle procedure selettive oggetto degli atti autorizzativi ordinari (secondo il dettame di cui all’art. 9 bis, lett. a e b della L. n. 210/2008). Tuttavia nel dettaglio, l’art. 184-ter disciplina non direttamente le cd MPS, bensì tratteggia la nota linea di confine del momento in cui una determinata materia “cessa la sua qualifica di rifiuto”, a memoria del cd “End of Waste” di origine comunitaria (acronimo E.O.W. – art. 6 della Direttiva CEE n. 98/2008).

Dunque, ci pregiamo di sottolineare come le MPS “di matrice italiana” abbiano, in sostanza, anticipato (se non generato) la nascita del concetto di “End of Waste” di matrice comunitaria.

Pertanto, secondo la normativa nazionale e di settore, un cd rifiuto sottoposto ad attività di recupero deve, per sua natura e predisposizione, diventare una materia prima secondaria utilizzabile in altro processo produttivo e, dunque, terminare la sua inclusione tra i cd rifiuti. A mente dell’art. 184-ter co. 1 del T.U. Ambiente, possediamo una MPS quando:

“a materia/rifiuto cessa di essere tale, perché è stata sottoposta ad un’operazione di recupero, di riciclaggio o di preparazione per il riutilizzo; la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana”

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Non deve, poi, dimenticarsi che rilevante è anche la definizione di “preparazione per il riutilizzo”, di cui al nuovo art. 183, co. 1 lett. q (modificato dal D.Lgs. n. 205/2008), collegata in ogni suo aspetto alla definizione di “riutilizzo” contenuta sempre nell’art. 183 del T.U. Ambiente. Abbiamo, dunque, un primo esempio di operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti (diventati rifiuti) sono preparati per poter essere totalmente reimpiegati in processi produttivi; mentre, con la seconda definizione siamo di fronte ad operazioni ricadenti sui cd “non rifiuti o non più rifiuti”, ovvero quei materiali e/o beni direttamente reimpiegati (riutilizzati) per la stessa finalità originaria sottesa al loro concepimento. Sono, poi, MPS senza preventiva necessità di trattamento, ovvero MPS di origine, tutte quelle materie e/o materiali identificanti come MPS secondo il novellato co. 3 dell’art. 184-ter del D.Lgs. n. 152/2006 (così modificato dall’art. 12 del D.Lgs. n. 205/2010).

Quanto detto fornisce la percezione per cui, ad esempio, molte MPS siano “traslate” nel diversificato regime dei cd sottoprodotti, di cui al nuovo art. 184-bis del T.U. Ambiente. Siamo dinanzi ad un sottoprodotto, e quindi non ad un rifiuto (secondo l’art. 183, co. 1, lett. a), quando qualunque sostanza od oggetto soddisfa le riportate condizioni:

  • ​la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  • è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  • la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Dunque, l’uso sempre più massiccio di materie prime seconde e/o dei sottoprodotti della lavorazione possiede enorme rilevanza, perché riduce la necessità di estrarre materia prima dal suolo o sottosuolo dell’intero eco-sistema.

 In sostanza, la materia prima, pure se di matrice secondaria, non deve andar sprecata né durante la produzione di beni nuovi, né in sede di trattamento/recupero dei cd rifiuti…