CER e Classificazione

​Una corretta assegnazione del codice CER per tipologia di rifiuto, presuppone la conoscenza specifica della materia, nonché la padronanza specialistica delle regole del catalogo CER…

CER e Classificazione

Il CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) è stato approvato dalla Commissione delle Comunità Europee con la nota Decisione 2000/532/CE, in vigore dal 01.02.2002. Successivamente, con la Decisione Commissione Ue 2014/955/Ue il nuovo catalogo CER consta di 842 codici composti da sei cifre, suddivisi in 20 capitoli di riferimento, che servono ad identificare i rifiuti ed i rifiuti pericolosi attraverso l’uso del cd “asterisco”.

A seguito della procedura di classificazione, possiamo trovarci di fronte al verificarsi di tre ipotesi così descritte:

  • un rifiuto classificato con codice CER pericoloso di natura “assoluta”, cioè senza alcuna ulteriore specificazione o alternativa, vista la natura dello stesso e l’impatto ambientale di riferimento; con classi e proprietà di pericolo definite da H1 ad H15;
  • un rifiuto classificato con codice CER non pericoloso di natura “assoluta”, cioè senza alcuna ulteriore specificazione o alternativa, vista la natura dello stesso e l’impatto ambientale di riferimento;
  • un rifiuto è classificabile con codici CER cd “speculari” (ovvero, sussiste la presenza per il medesimo materiale di un codice pericoloso e uno non pericoloso); in tale ipotesi, per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso va accertata analiticamente la presenza delle eventuali proprietà di pericolo che lo stesso possiede.

L’accertamento analitico del laboratorio convenzionato con la nostra azienda determina le proprietà di pericolo di un rifiuto da classificare secondo le normative vigenti in materia ambientale, e secondo gli standards indicati dalla L. n. 116/2014 (la normativa nazionale risulta integrata dal Regolamento n. 1272/2008/Ce sulla classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze chimiche e dal Regolamento n. 1357/2014/UE sulle caratteristiche di pericolo dei rifiuti, nonché dalla Decisione 2014/995/UE recante il nuovo Elenco europeo dei rifiuti – CER 2015).

L’elenco dei codici CER è assorbito nell’Allegato D del D.Lgs. n. 152/2006 “Parte quarta – Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati”, e nello stesso allegato sono illustrati i criteri da seguire per individuare correttamente il codice CER da attribuire ad un rifiuto, tenuto conto dell’attività e dello specifico processo produttivo che ha generato il rifiuto stesso. Nel dettaglio, i 20 capitoli del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) sono a loro volta divisi in un numero variabile di sotto-capitoli. Un codice è composto di 6 cifre suddivise in tre coppie

  • la prima identifica il capitolo;
  • la seconda indica il sotto-capitolo;
  • la terza coppia di cifre, attribuita secondo la qualità della materia, genera il codice completo.

Il capitolo individua l’attività che ha originato il rifiuto, pertanto:

  • i capitoli che vanno da 01 a 12 e da 17 a 20 individuano ciascuno un determinato settore o un processo produttivo da cui il rifiuto risulta generato;
  • dal canto loro i capitoli 13, 14 e 15 identificano l’origine di tutti quei rifiuti che non sono generati da uno specifico processo produttivo, sono fonti strutturalmente “trasversali” ad ogni attività (nel dettaglio, il cap. 13 riporta i codici relativi agli oli esausti, il cap. 14 quelli relativi ai materiali solventi ed il cap. 15 i codici per gli imballaggi);
  • infine, il residuale capitolo 16 identifica i cd rifiuti “non specificati altrimenti” nell’elenco, in ordine alla provenienza ed al ciclo produttivo. 

Per completare il codice necessario all’identificazione del rifiuto, rimane da verificare il sotto-capitolo di riferimento all’interno del capitolo di provenienza prescelto, in modo tale da identificare la specifica attività produttiva generante il rifiuto, mentre l’ultima coppia di numeri servirà ad identificare la corretta tipologia di materia/rifiuto.

In sintesi, deve cercarsi, tra i diversi titoli dei capitoli da 01 a 12 e da 17 a 20 il settore produttivo da cui proviene il rifiuto, identificare nei vari sotto-capitoli, del titolo prescelto, il dettagliato processo produttivo generativo del rifiuto, ed infine, occorre assegnare il codice specifico leggendo tutti i possibili CER, fatta eccezione dei codici che terminano con le cifre 99.
Difatti, solo se il rifiuto in esame non è classificabile neppure secondo il capitolo 16 deve utilizzarsi un codice che termina con le cifre 99, ovvero i cd “rifiuti non specificato altrimenti” e riconsultando i capitoli da 01 a 12 e da 17 a 20 ove tali codici terminali con il 99 sono pure contenuti (ovvero, sempre nel rispetto della provenienza e generazione del rifiuto).

La nostra realtà aziendale risulta, nell’espletamento del servizio offerto, direttamente impegnata nelle valutazioni sopra indicate, le quali presuppongono una concreta conoscenza della materia ambientale ed una preventiva classificazione delle diverse tipologie di rifiuti eseguita secondo standards di professionalità e qualificata diligenza.

“Tutto al fine di poter consegnare, nelle mani della nostra clientela, un servizio puntuale e ampiamente rispettoso di ogni dato tecnico e normativo richiesto dal delicato settore in cui operiamo, ovvero quello ambientale.”